Rossano Bastianelli: «So quello che non ho fatto, la squalifica è una ferita ancora aperta. Porta Romana come una famiglia»

Firenze, 29 marzo 2019 – Rossano Bastianelli, dopo nove interminabili mesi di silenzio, sceglie il sito ufficiale del suo Porta Romana per riavvolgere il filo del racconto, dai titoloni sui giornali fino alla sentenza emessa dal Tribunale Federale Nazionale («Quando ho capito che non ci sarebbe stata la possibilità di difendermi, che era tutto già scritto, mi è crollato il mondo addosso»).

Per un uomo di sport, cresciuto con i valori di “Bibe”, la squalifica è una ferita ancora aperta, che solo il tempo potrà, forse, guarire. «Questi mesi mi hanno lasciato tanta amarezza, spero di trovare le giuste motivazioni per ritornare sul campo con i ragazzi. Devo guardarmi dentro, ritrovare la voglia di stare fuori al freddo, l’entusiasmo di ricominciare a sperimentare nuove tecniche di allenamento. Porta Romana è casa mia, sono in una società che è una famiglia allargata, con l’aiuto di tutti sto cercando di reagire».

Sono passati quasi due anni da quel 30 aprile 2017, ultima giornata del campionato 2016/17. «Per l’unica volta nella stagione mi sono trovato a sostituire il dirigente accompagnatore. Come consentito dal regolamento, con l’accettazione della squadra avversaria e dell’arbitro, ho consegnato le note chiedendo 15′ di ritardo. Non ho fatto niente e mi è stato puntato il dito contro. All’improvviso ho visto il mio nome sbattuto sul giornale, con accuse pesantissime, assurde. Chi mi conosce sa che per mentalità non avrei mai fatto una cosa del genere, alterare il risultato di una partita. Ero incredulo, ma fondamentalmente certo di poter dimostrare la mia innocenza. So quello che non ho fatto, dal mio punto di vista davo quasi per scontato che le accuse svanissero come in una bolla di sapone…»

La prima richiesta della Procura è invece pesantissima: 4 anni e sei mesi e 60mila euro di multa. «Mi sono sentito crollare il mondo addosso. Il grande limite dei processi sportivi è che tutto si svolge velocemente, senza la possibilità di difendersi. A Roma io e il mio avvocato quasi non siamo siamo stati ascoltati. Tutto il processo, ribattezzato dalla stampa con grande enfasi “Calciopoli toscana”, si è svolto in pochi minuti. Il procedimento si è basato sulle parole di un pentito che, per cercare di alleggerire la sua posizione ha prodotto documenti che hanno chiamato in causa altre persone. Nel mio caso un articolo di giornale nel quale si afferma che io avrei sistemato una partita da solo. Non ci sono telefonate, non c’è niente. Io non conosco nessuno dell’altra società…»

Quando succede qualcosa di brutto si capisce davvero chi ti vuole bene. «Non mi sono mai sentito solo. Ho ricevuto manifestazioni di affetto significative da tutto il gruppo dirigente del Porta Romana, dopo la prima richiesta della Procura in tanti si sono offerti di darmi una mano a pagare la multa, eppure non siamo una società che naviga nell’oro…»

Nove lunghi mesi di squalifica. «Cominciamo con il dire che da Roma sono arrivate sentenze impari, dove persone pesantemente coinvolte, in proporzione se la sono cavata decisamente meglio di me. Un duro colpo, lo sport è una parte fondamentale della mia vita. Ma ho fatto quello che dovevo, rispettando alla lettera la sentenza. Sono venuto sempre a vedere le partite del Porta Romana, perché è casa mia, la società dove mi ha portato Giorgio quando avevo 12 anni. Non avevo un DASPO. Però sono sempre stato lontano dagli spogliatoi, ho guardato le partite al di la della tribuna, da solo o con pochi amici. Questo mentre altri personaggi, nonostante le lunghe squalifiche, continuano di fatto a svolgere le loro attività come se niente fosse successo…»

Il Porta Romana visto da lontano, una stagione di sofferenza. «Venivamo da un campionato forse esageratamente bello, la promozione sfiorata, i play-off, una squadra importante anche se costosa. Viste anche le situazioni esterne, mi immaginavo che questo sarebbe stato un anno difficile. Siamo ripartiti con quindici giocatori nuovi, ragazzi con qualità tecniche indiscutibili, ma una squadra non si costruisce da zero in pochi mesi. Abbiamo iniziato malissimo, non per colpa di Gelli. E’ stato cambiato allenatore, ma anche i primi tempi di Calderini non sono stati facili. Dopo Foiano è arrivata finalmente la svolta. Lo staff tecnico e Niccolò Chiarelli hanno grandi meriti, sono riusciti a costruire un gruppo che non ha mai smesso di credere nella possibilità di raggiungere la salvezza…»

Tanti giovani, tra Prima squadra e Juniores. «Mantenere la categoria è fondamentale. Poi potremo ripartire con fiducia, tra prima squadra e juniores ci sono tanti giovani che stanno crescendo, i vari Aragoni, Niscola, Cirri, Centrone, Focardi… Ho seguito la Juniores anche più da vicino della prima squadra, potenzialmente è un gruppo che poteva fare ancora meglio, lo dimostra la crescita che abbiamo avuto nella seconda parte della stagione, dopo l’avvento di Lacchi. Il futuro è costruirsi in casa i ragazzi. Per questo diventerà importante anche il solidazio che ha portato allo sviluppo del progetto Oltrarno, io ci credo molto…»

I portiere del Porta Romana. «Morandi è stato una delle colonne della squadra, un punto di riferimento per i compagni. Per l’Eccellenza è un portiere importante, di grande continuità. Anche se forse quest’anno ha avuto un rendimento leggermente inferiore all’anno scorso. Nella Juniores c’è stata la crescita importante di Geneletti, un 2001 che se si allena bene potrà togliersi tante soddisfazioni. Sono contento anche per La Volpe, non giocava negli Allievi provinciali mentre quest’anno ha collezionato 7-8 presenze nella Juniores d’élite, un salto doppio ma non ha sfigurato. Negli Allievi stanno crescendo bene anche i due portieri del 2002. Faccio i complimenti ai preparatori Bercigli e Bianchi perché hanno fatto un bellissimo lavoro…»

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